Fabula e Intreccio volume 2!

Marzo 31, 2025 Tempo di lettura: ~1 minuto

Il secondo volume di Fabula e Intreccio è in lavorazione.

Conterrà i seguenti dieci giochi di narrazione: Crepuscolo (2 giocatori), Il segreto (2 giocatori), Incroci (2 o 4 giocatori), Mutazioni (2 giocatori), Noccioline (2 giocatori), Parole nel buio (da 2 a tanti giocatori), Percorsi (da 2 a tanti giocatori), Standoff (da 2 a 6 giocatori), Tre contro due (2 giocatori), Come foglie ed alberi (2 giocatori).

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Tommaso Campanella e il gioco come "teatro del mondo"

Gennaio 7, 2026 Tempo di lettura: 7 minuti

Articolo pubblicato in anteprima sul sito di Gattaiola.it

Nella "Città del Sole", ogni gesto è coreografato, ogni sapere è appreso giocando. Per Tommaso Campanella, filosofo del 1600, il gioco è strumento di educazione e rappresentazione universale: un vero theatrum mundi. In questo articolo vi propongo qualche spunto di riflessione, per una cultura filosofica del gioco.

Fermento rinascimentale e "utopie"

Nel pieno fermento culturale tra Rinascimento e Barocco, il filosofo calabrese Tommaso Campanella (1568–1639) visse una vita turbolenta, tra processi, prigionie e scritti rivoluzionari. Influenzato da astrologia, religione e scienza, fu autore di un progetto politico-filosofico radicale: La città del Sole, scritta durante una lunga detenzione nel carcere napoletano.

L'opera si inserisce nel filone delle utopie rinascimentali, accanto alla Utopia di Tommaso Moro (1516) e alla Christianopolis di Andreae (1619). Sono testi che immaginano società ideali, ordinate dalla ragione e dalla virtù, spesso in polemica con la corruzione politica e religiosa del tempo.

Giocare per imparare

Nel pensiero utopico di Tommaso Campanella, il gioco è tutt'altro che evasione. È disciplina, è pedagogia, è politica. Nella sua opera più celebre, La città del Sole, scritta nel 1602 mentre era in carcere, immagina una repubblica teocratica in cui ogni aspetto della vita è razionalmente ordinato, e il gioco diventa uno strumento formativo e civile.

"[...] li figliuoli, senza fastidio, giocando, si trovano saper tutte le scienze istoricamente prima che abbin dieci anni..."

Non si tratta di un semplice sollazzo infantile: l'apprendimento passa attraverso un gioco attivo, corporeo, intellettuale. I bambini camminano, osservano, competono, memorizzano attraverso immagini e pitture affrescate sui muri della città.

Giocare è scholé, è tempo libero, ma nel senso greco del termine: è tempo pieno di senso. Non esistono giochi d'azzardo, carte o dadi: tutto ciò che non educa viene escluso. Si gioca alla guerra per imparare il coraggio, si corre per apprendere la resistenza, si gareggia per migliorare se stessi e contribuire al bene comune.

La città come scena: il theatrum mundi

L'intera Città del Sole è concepita come un grande teatro educativo. Le mura, i chiostri, le colonne sono decorate con le immagini delle scienze, degli animali, delle piante, delle stelle e dei metalli. Ogni superficie è parte di una drammaturgia visiva: una lezione continua, immersiva. Campanella descrive come i bambini, giocando, apprendano facilmente le scienze “istoricamente”, grazie alla presenza delle raffigurazioni sulle mura della città. Le immagini che decorano la città fungono da supporto visivo e immersivo per questo apprendimento diffuso.

Campanella anticipa così la metafora del theatrum mundi, il mondo come spettacolo in cui ogni cittadino ha una parte. Il bambino solare non solo apprende giocando, ma cresce recitando nel grande copione della città. Tutto è coreografato: i pasti, le cerimonie, i premi, gli esercizi militari. Ogni cosa ha un ritmo, una forma, una funzione.

Oltre che evidenti riferimenti alla ritualità sociale di Huizinga, questa concezione dialoga sorprendentemente con le teorie moderne del ruolo sociale, in particolare con la nozione di "face" di Erving Goffman (The Presentation of Self in Everyday Life, 1956), secondo cui ogni individuo interpreta un ruolo nella vita quotidiana, costruendo la propria identità attraverso performance pubbliche. La città solare di Campanella, allora, non è solo un teatro della conoscenza, ma anche un laboratorio della persona: ognuno impara il proprio posto nel mondo attraverso la messa in scena ordinata della vita collettiva.

Il gioco come ordine e armonia

Campanella scrive:

"Tutti i sollazzi e giuochi sono d'esercizio e non d'ozio; e si giuoca alla guerra, alla caccia, a correre e saltare;

e non si giuoca a dadi, né a carte, né ad altro ozioso, onde l'esercizio e 'l giuoco è tutto uno"

Per Campanella, il gioco è parte di un'armonia cosmica. Gli orari per mangiare, dormire, persino per il concepimento, sono regolati dagli astri. Anche il gioco risponde a questa armonia: non si improvvisa, ma si inserisce in un ordine più grande. Il corpo stesso è educato con gare, esercizi e sport, per servire la mente e l'anima.

Lungi dall'essere proibito, il gioco viene ritualizzato. Esso prepara alla vita civile, rafforza i legami, crea consenso. Nella guerra, ad esempio, l'eroismo viene celebrato pubblicamente con corone e applausi. Nella pace, ogni festa ha i suoi giochi, le sue musiche, le sue rappresentazioni pubbliche.

Come si vede, dunque, una visione al tempo stesso utopica e forse "antica" ma anche ultra-moderna, segno che la cultura ludica può tranquillamente volgere lo sguardo anche al passato, per poter approfondire la propria natura.

Nell’elaborazione di questa ricerca e di questo testo è stata utilizzata l’AI.


Gallery - Vita da Roleplayer

Novembre 16, 2025 Tempo di lettura: ~1 minuto

Sul canale Youtube di GDR Unplugged trovate la mia intervista da parte di Marco Andreetto, che ringrazio. E' stata una serata piacevolissima, trascorsa a parlare di giochi, di Levity e dei ricordi da role player. Enjoy!


La vita, le parole in gioco e tutto quanto: il lungo viaggio di "ludus" nel nostro lessico

Ottobre 11, 2025 Tempo di lettura: 6 minuti

Articolo pubblicato in anteprima sul sito di Gattaiola.it

Un saluto a tutti i lettori di Gattaiola! Al termine del meraviglioso primo "Festival del giornalismo ludico" tenutosi dal 31 maggio al 1 giugno 2025 a Urbino in Gioco, che quest'anno aveva come tema le parole del gioco, Anna mi ha chiesto di entrare a far parte della squadra della redazione di Gattaiola.it. Ho accettato volentieri e spero proprio di non "deludere" (come vedrete, mai parola fu più azzeccata! ^_-). Come primo post infatti vi riporto un piccolo estratto del seminario che ho tenuto in quella sede, che aveva per titolo "La vita, le parole in gioco e tutto quanto…". Parlerò infatti del lungo viaggio della parola "ludus" nel nostro lessico.

Ringrazio di cuore Anna (a parte per l'amicizia) anche per aver fatto da moderatrice e per avermi proposto di entrare a far parte di questa bellissima squadra.

Il gioco serio dei Romani che vive ancora nelle nostre parole

Per i Romani, giocare non era una cosa da bambini. O meglio: lo era, ma non solo. La parola ludus, in latino, indicava una gamma sorprendentemente ampia di attività: gioco, scuola, spettacolo, esercitazione, addestramento. Una sola parola per dire tutto ciò che, in qualche modo, riguarda l’azione libera, simulata, rituale. Oggi diremmo “attività simbolica”. Per loro era ludus.

Nel tempo, quel termine ha continuato a vivere, trasformandosi in una costellazione di parole che usiamo ogni giorno. Anche quando non ci pensiamo. E dietro ognuna, c’è un pezzetto del mondo romano che sopravvive nella lingua.

Nel mondo romano, i bambini iniziavano il loro percorso scolastico nel ludus litterarius. Il nome stesso suggeriva che l’apprendimento, almeno nella sua fase iniziale, doveva avere qualcosa di giocoso. Un’idea moderna in anticipo sui tempi. Ma ludus indicava anche l’arena dove si allenavano i gladiatori – come nel celebre Ludus Magnus a Roma – e i grandi giochi pubblici (ludi publici) offerti al popolo in occasione di feste religiose o eventi politici.

Il gioco, dunque, era una cosa seria. Un’esperienza che poteva insegnare, intrattenere, formare, unire. E proprio da questa polisemia originaria nasce una sorprendente quantità di parole che ancora oggi utilizziamo, spesso inconsapevoli della loro radice.

Parole che giocano: dal latino al quotidiano

Pensiamo a alludere. Quando diciamo che qualcuno “allude” a qualcosa, stiamo letteralmente “giocando con le parole”, evocando un significato nascosto, accennato. Alludere, infatti, viene da ad-ludere, cioè “giocare verso”, insinuare con leggerezza.

Eludere, invece, ha un senso diverso: significa “sfuggire”, “evitare abilmente”. Anche qui c’è un gioco, ma più scaltro: e-ludere vuol dire “giocare fuori”, aggirare un ostacolo con astuzia. Lo usiamo per chi elude una domanda, una regola, un controllo. Un verbo elegante per descrivere piccole (o grandi) furbizie.

Ancora più interessante è colludere, oggi meno comune ma dal significato preciso: “complotto segreto”, “gioco d’intesa”. Col-ludere è “giocare insieme”, spesso con l’idea di un accordo non dichiarato, quasi sempre sospetto. Da cui deriva anche collusione, parola entrata stabilmente nel linguaggio giudiziario e giornalistico.

E poi c’è illusione. Dall’etimo in-ludere (“giocare dentro”), indica l’essere coinvolti in un gioco mentale, in una rappresentazione della realtà che non corrisponde al vero. Quando ci illudiamo, in fondo, siamo partecipi – spesso inconsapevoli – di un gioco della mente.

Non meno importanti sono deludere (deludere le aspettative: de-ludere, “uscire dal gioco”), preludio (il gioco prima dell’azione vera e propria), e interludio (la pausa in mezzo, il momento più libero, tra un atto e l’altro).

Tutte queste parole hanno mantenuto, pur cambiando significato, un’eco dell’idea originaria di ludus: il movimento, il travestimento, la simulazione, il “fare come se”. Una grammatica del possibile, che si insinua nella lingua e nella realtà.

Il lato serio del gioco

È affascinante notare come quasi tutte queste parole derivate da ludus abbiano assunto nel tempo una connotazione seria, a volte perfino drammatica. Non c’è più la spensieratezza dell’infanzia: ci sono l’inganno, l’ambiguità, la strategia. Il gioco, col passare dei secoli, si è fatto più sofisticato, e anche più pericoloso.

Ma proprio questa trasformazione testimonia quanto sia potente e radicata l’idea di ludus nella cultura occidentale. Giocare non è solo svagarsi: è esplorare, fingere, provare a capire il mondo. È agire in modo simbolico, ma con effetti reali.

Nella lingua di tutti i giorni, quel mondo romano continua a vivere. E ogni volta che alludiamo, eludiamo o ci illudiamo, senza saperlo, stiamo ancora “giocando” con le parole. Proprio come facevano i nostri antenati, che chiamavano ludus tutto ciò che – pur non essendo realtà – ci aiutava a comprenderla.

Nell’elaborazione di questa ricerca e di questo testo è stata utilizzata l’AI.


Gallery - Porte Aperte Festival 2025

Giugno 9, 2025 Tempo di lettura: ~1 minuto

Sabato 7 giugno sono stato ospite della bellissima manifestazione "Porte Aperte Festival" presso Cremona, grazie agli amici della Buca del Coboldo. Qui trovate la gallery fotografica.


Gallery - Giornata Mondiale del Gioco 2025

Giugno 4, 2025 Tempo di lettura: ~1 minuto

Tra il 31 maggio ed il 2 giugno sono stato ospite della bellissima manifestazione della "Giornata Mondiale del gioco", presso Urbino, organizzata dalla associazione Iddu e dalla redazione di IoGioco. Sono stati due giorni bellissimi. Qui trovate la gallery fotografica.


Gallery - Torrecon 2025

Giugno 4, 2025 Tempo di lettura: ~1 minuto

Sabato 25 maggio ho partecipato a "Torrecon 2025", la bellissima giornata di giochi e cosplay organizzata dagli amici de La Torre d'Avorio. Qui trovate la gallery fotografica.


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