La Sacra Spina

Gennaio 4, 2022 - Tempo di lettura: ~1 minuto

[Da Wikipedia]

Fin dai primi secoli del Cristianesimo venivano venerate le Sacre Spine, provenienti secondo la tradizione dalla corona di spine di Gesù che, venerata a Gerusalemme già nel V secolo, portata da Gerusalemme a Costantinopoli nel 1063, è custodita dal 1239 nella Sainte-Chapelle di Parigi, dopo essere stata ceduta dal re Baldovino II a Luigi IX, re di Francia.

Nel mondo sono state catalogate oltre 700 Sacre Spine, ma la maggior parte non apparterrebbe alla Corona di Cristo, in quanto le spine sarebbero state solo appoggiate su di essa, diventando reliquie da contatto.

Anche in Italia le Sacre Spine sono numerose: delle 194 censite in 83 comuni diversi, solo 29 hanno presentato fenomeni di varia natura. Quella di Andria, conservata in un prezioso reliquiario, fu donata nel 1308 da Beatrice, figlia di Carlo II d'Angiò e contessa d'Andria, alla cattedrale della città.

La Sacra Spina di Andria è una reliquia, conservata e venerata nella cattedrale di Andria, che la tradizione vuole sia appartenuta alla corona di spine di Gesù. La Sacra Spina mostra delle modificazioni negli anni in cui l'Annunciazione (25 marzo) coincide con il Venerdì Santo.

Link: https://www.diocesiandria.org/reliquia-della-sacra-spina/


Santa Giulia

Dicembre 27, 2021 - Tempo di lettura: 2 minuti

[Da Santi e Beati]:

Vergine e martire

In Corsica, Santa Giulia, Vergine, per mezzo del supplizio della Croce, ottenne la corona della Gloria. Cristiana di origine cartaginese, venduta come schiava, la nave che la trasportava si sarebbe arenata a Nonza, a Capo Corso. È lì che, in odio alla fede, sarebbe stata torturata e crocifissa nel 303, anche se la data è incerta. Essa è sempre stata venerata con fervore.

Venduta come schiava

All’epoca in cui Cartagine fu presa d’assalto, Santa Giulia fu comprata da un uomo di nome Eusebio. Il suo padrone, sebbene fosse un pagano, ammirava il coraggio con cui la donna compiva il suo servizio. Quando, finito il suo lavoro, le era concesso di riposare, si dedicava alla lettura o si raccoglieva in preghiera. Mossa dall’amore di Dio, essa digiunava frequentemente e il suo padrone non riuscì mai a farle interrompere il digiuno un solo giorno, se non la domenica di Risurrezione.

Torturata e crocifissa

Quando la nave del suo padrone si trovava nel porto di Capo Corso, dove Eusebio aveva assistito a una festa pagana; fu addormentato dai pagani che ne approfittarono per rapire Giulia, rimasta sull’imbarcazione. Essa rifiutò di rinnegare il Cristo: “La mia libertà è servire il Cristo, che adoro ogni giorno in tutta la purezza della mia anima”. Giulia fu torturata, poi flagellata. Tuttavia, nel mezzo di questi tormenti, la Santa continuava a confessare la sua fede con sempre più ardore: “Confesso – gridava – Colui che per amore per me ha sopportato il supplizio della flagellazione. Infatti, se il mio Signore è stato incoronato di spine a causa mia, è stato inchiodato all’albero della Croce, perché dovrei rifiutare di lasciarmi strappare i capelli come prezzo per la confessione della mia fede, al fine di meritare di cogliere la palma del martirio?”. La Santa morì crocifissa.


Il cervello di Einstein

Dicembre 6, 2021 - Tempo di lettura: ~1 minuto

Pochi sanno che furono condotti studi sul cervello di Einstein (e di altri geni) cercando di ricavare informazioni per capire se ci fosse una correlazione tra genialità ed aspetti morfologici della massa cerebrale.

[Da Wikipedia]:

The brain of Albert Einstein has been a subject of much research and speculation.

Albert Einstein's brain was removed within seven and a half hours of his death.

His apparent regularities or irregularities in the brain have been used to support various ideas about correlations in neuroanatomy with general or mathematical intelligence.

Studies have suggested an increased number of glial cells in Einstein's brain.


Santo Anello di San Giuseppe

Novembre 28, 2021 - Tempo di lettura: 2 minuti

[Da Wikipedia]:

La reliquia è oggi conservata in una cappella della cattedrale di San Lorenzo, a Perugia. Per giungere al reliquiario, contenuto in un forziere, servono ben 14 chiavi.

La reliquia ha avuto una lunga storia: nel 985 Ranieri, un orafo chiusino, l'acquistò da un commerciante ebreo, e a Chiusi rimase fino al 1473. In quell'anno frate Winter di Magonza la rubò per portarla nel suo paese, ma durante la strada fu bloccato da una nebbia prodigiosa a Perugia, e decise di lasciare in quel luogo il Santo Anello. In seguito al furto nacque una guerra mossa da Chiusi, il cui esercito era guidato da Anton Felice Dei.

Di anelli di San Giuseppe in tutta Europa se ne contano altri due, oltre a quello di Perugia, quello di fidanzamento nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi e quello "giornaliero" conservato a Messina nella chiesa di San Giuseppe. L'anello messinese giunge in riva allo Stretto nei primi anni del XVI secolo quando il nobile Don Filippo La Rocca lo riceve in dono dall'Arcivescovo di Barcellona. La Reliquia rimane per quasi un secolo nel Palazzo La Rocca di Messina per essere poi donata il 9 Aprile 1618 da Don Cristoforo La Rocca alla chiesa della Confraternita dei Falegnami. L'importante reliquia, nonostante le ingiurie del tempo, ancora oggi si conserva nella chiesa di San Giuseppe di Messina ed un tempo veniva portata in processione ogni 19 Marzo insieme al simulacro argenteo del Santo. L'anello, totalmente sconosciuto ed ignorato, conferma la grande importanza del patrimonio storico - religioso della città di Messina che andrebbe sempre più valorizzato e promosso.


San Pantaleone

Novembre 22, 2021 - Tempo di lettura: 3 minuti

[Da Santi e Beati]:

Secondo la leggenda Pantaleone, nativo di Nicomedia in Bitinia, educato cristianamente dalla madre Eubule (ricordata nel Sinassario Costantinopolitano al 30 marzo), ma non ancora battezzato, è affidato dal padre pagano al grande medico Eufrosino e apprende la medicina tanto perfettamente da meritarsi l'ammirazione e l'affetto dell'imperatore Massimiano.

Si avvicina alla fede cristiana da esempio e dalla dottrina di Ermolao, presbitero cristiano che vive nascosto per timore della persecuzione, il quale lo convince progressivamente ad abbandonare l'arte di Asclepio, garantendogli la capacità di guarire ogni male nel solo nome di Cristo: di ciò fa esperienza lo stesso Pantaleone, il quale, dopo aver visto risuscitare alla sola invocazione dei Cristo un bambino morto per il morso di una vipera, si fa battezzare. La guarigione di un cieco, che si era rivolto a lui dopo aver consumato tutte le sostanze appresso ad altri medici, provoca la guarigione spirituale e la conversione sia del cieco che del padre del santo.

Alla sua morte Pantaleone, distribuito il patrimonio ai servi e ai poveri, diventa il medico di tutti, suscitando per l'esercizio gratuito della professione l'invidia e il risentimento dei colleghi e la conseguente denunzia all'imperatore. Il cieco, chiamato a testimoniare, nell'evidenziare la gratuità e la rapidità della guarigione, nonché l'incapacità e la venalità degli altri medici, fa l'apologia di Cristo contro Asclepio, guadagnandosi perciò il martirio.

Il racconto a questo punto segue la struttura propria di una passio: l'imperatore con lusinghe e dolci rimproveri tenta di dissuadere il giovane dal preferire Cristo ad Asclepio. Pantaleone propone un'ordalia tra i sacerdoti pagani e lui: intorno a un paralitico, appositamente convocato, inutilmente si affannano i sacerdoti, invocando tra gli dei anche Asclepio, Galeno e Ippocrate; il santo invece dopo una tirata antiidolatrica guarisce nel nome di Cristo l'ammalato. Il miracolo suscita la conversione di molti e l'ostinazione dei sacerdoti e dell'imperatore, che alle lusinghe fa seguire una lunga serie di tormenti: raschiamento con unghie di ferro e bruciature ai fianchi con fiaccole, annegamento, esposizione alle fiere, ruota. Ogni tentativo risulta inefficace e provoca vieppiù l'ira del tiranno, che accusa il santo di “magia”. La Passio prende quindi l'andamento di un romanzo ciclico con l'inserimento di altri santi personaggi, perché su subdolo invito dell'imperatore Pantaleone ingenuamente non solo fa il nome dei vecchio Ermolao e di altri due cristiani, ma li va a prendere lui stesso per condurli al cospetto del sovrano, che li fa morire.

La sentenza di morte del giovane non esaurisce la fantasmagoria del meraviglioso: la punta ripiega come cera; i carnefici chiedono perdono al santo e una voce dall'alto cambia il nome dei giovane: “non ti chiamerai più Pantoleon, ma il tuo nome sarà Pantaleémon, perché avrai compassione di molti: tu infatti sarai porto per quelli sballottati dalla tempesta, rifugio degli afflitti, protettore degli oppressi, medico dei malati e persecutore dei demoni”. Sul modello di altre passioni antiche è il santo a esortare i carnefici a colpirlo e due ultimi prodigi chiudono il racconto: dalla ferita esce sangue misto a latte, mentre l'albero al quale Pantaleone viene legato si carica di frutti.


Informazioni

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